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Virtualization, the italian way.
Virtualization, the italian way.
May 17th
Capita spesso di assistere ad attività di manutenzione di Virtual Machine a causa del raggiungimento di limiti prestazionali. Un web server che riceve più visite di quante erano state previste durante il suo dimensionamento, un database server cui vengono aggiunti nuovi applicativi, ci sono tantissimi esempi.
In questi casi, il sysadmin programma il fermo della virtual machine in tempi di non utilizzo (tipicamente le notti o i weekend), arresta la VM, modifica le configurazioni aggiungendo cpu o ram, e riavvia la VM. Sebbene questa operazione richieda pochi minuti, sarebbe possibile evitarla completamente, a patto di scegliere il sistema operativo guest in modo opportuno e configurare preventivamente la VM per supportare HotAdd e HotPlug, ovvero la possibilità di aggiungere (e notate bene, SOLO aggiungere) RAM o CPU.
Quale licenza VMware possedete?
Questa funzione è stata introdotta con vSphere 4.0, ed è supportata a patto che la virtual machine utilizzi almeno il virtual hardware 7 e che abbia installati i VMware Tools. Anche se queste due condizioni sono soddisfatte, non tutte le licenze VMware supportano questa funzione, ma dovrete avere una licenza Advanced o superiore (vSphere 4.0 e 4.1) oppure Enterprise (vSphere 5.0).
Quali sistemi operativi sono supportati?
Una volta appurato di possedere una licenza compatibile, dovrete verificare che il sistema operativo che volete utilizzare sia tra quelli supportati; non tutti infatti sono in grado di gestire l’aggiunta a caldo di CPU o RAM. Non esiste nessuna lista ufficiale di cui io sia a conoscenza da parte di VMware, il metodo migliore per verificare se il sistema operativo è tra quelli supportati (e la lista di supporto per l’aggiunta di CPU è ancor apiù ristretta di quella per la RAM) è controllare la sezione dedicata nelle opzioni della VM:
(Nell’esempio, una VM Windows 2003 Enterprise 64 bit che supporta Memory HotAdd ma non CPU HotPlug). Jason Boche ha compilato una lista del supporto su vari sistemi operativi Windows, insieme ad alcuni suggerimenti; potete consultarla qui.
Abilitare l’HotPlug
Come avete già potuto vedere dalla schermata precedente, quella è la sezione delle impostazioni della VM dove andare a modificare i parametri, mentre la VM stessa è spenta.
Aggiungere CPU o RAM
Una volta attivata la funzione, sarà possibile aggiungere CPU o RAM mentre la VM stessa è in esecuzione. Per farlo ci si dovrà recare nella configurazione della memoria o delle cpu della VM, che come potete vedere presenterà una schermata modificata rispetto al solito:
Andando ad aumentare la RAM di questa VM, potremo notare la modifica istantanea attraverso il Performance Monitor di vCenter:
mentre nel server è possibile vedere come la RAM si modifichi senza che il contatore di Uptime mostri fermi macchina:
Perchè usarlo?
In fase di configurazione iniziale attivare queste opzioni non comporta nessun disagio, solo un paio di click in più. Quando la VM è in produzione però questa modifica può risultare determinante per incrementare ulteriormente l’uptime di un servizio erogato, andando ad incrementare i quantitativi di RAM o CPU di una VM in sofferenza senza doverla arrestare.
L’ideale è attivare direttamente queste opzioni in un template, in modo da avere le nuove VM già configurate senza doversi ricordare di attivare HotAdd/HotPlug su ogni VM.
Nota finale: ci potrebbero essere alcuni problemi su alcune particolari versioni di kernel linux / distribuzioni, così come alcune versioni Windows. Verificate il caso specifico nella kb di VMware.
May 14th
Nei precedenti articoli, ho illustrato la tecnologia Fusion-IO e come installare una delle loro schede in un server ESXi. Ora, come tutti si aspettavano dai primi articoli, è giunto il momento di eseguire qualche test di prestazioni e illustrarne i risultati.
Per realizzare i miei tests, ho sfruttato il VMware I/O Analyzer, una appliance già pronta all’uso per effettuare benchmark. Si installa in pochi minuti in un server ESXi, e consente di eseguire veloci test sull’I/O dello storage su cui viene installata.
Note preliminari sulla mia WhiteBox, e il fatto che non è un server vero…
Le schede Fusion-IO raggiungono elevatissimi valori di IOPS e latenza grazie al bypass completo del canale scsi/sata, in favore dell’uso diretto del bus pci-e, oltre ad altri elementi altrettanto fondamentali come i loro drivers e il modo in cui intercettano le chiamate del file system ospitato. Per poter sfruttare appieno queste schede tuttavia è necessario che anche le altre componentistiche del sistema siano di buon livello; giusto per dirne una, il chipset montato sulla motherboard. Questo è il motivo per il quale il mio whitebox casalingo non ha raggiunto i valori nominali dichiarati dal produttore.
Un altro elemento da considerare, per avere prestazioni adeguate, è la RAM. Secondo delle tabelle presenti nei manuali Fusion-IO, per poter sfruttare la scheda la System RAM deve essere proporzionale alla dimensione della scheda Fusion-IO. Usando in media blocchi da 4k, il driver utilizza 425 MB ogni 80 GB di spazio. Con la IoDrive 640 in mio possesso, questo vuol dire 3.32 Gb di System RAM.
Tenetelo ben presente quando andate a dimensionare un server all’interno del quale installerete una Fusion-IO: in questo uso particolare, ESXi smette completamente di essere un OS che richiede poca ram per essere eseguito…
Ho utilizzato i test già presenti nell’appliance VMware, e ognuno di essi è stato eseguito per 60 secondi. Nessun’altra Virtual Machine era in esecuzione al momento dei tests.
I tests con I/O Analyzer sulla WhiteBox
Questo primo test utilizza pacchetti da 512byte, 100% di letture e 0% di randomicità. Era volto ad ottenere il massimo numero di IOPS, e la scheda Fusion-IO non si è fatta pregare: 58716 IOPS praticamente costanti, e con una latenza di 0.10 millisecondi, ovvero 103 microsecondi!
In questo secondo test ho incrementato la dimensione dei pacchetti a 4k, mantenendo inalterari i restanti parametri. Si può notare come siano calati gli IOPS (praticamente dimezzati, ma sempre su cifre considerevoli) e la latenza sia salita fino ai 433 microsecondi; stiamo comunque parlando di tempi di molto inferiori al millisecondo.
In questo terzo e ultimo test, ho utilizzato sempre pacchetti da 4k, ma con un bilanciamento 50-50 tra letture e scritture con accesso completamente randomico ai dati. I numeri relativi agli IOPS sono sempre su livelli altissimi, ma quello che sorprende nonostante il valore 100% random è la latenza di accesso, che si attesta su un valore medio di 513 microsecondi.
Conclusioni
Fusion-IO indica da sempre la latenza come elemento caratterizzante delle proprie soluzioni, prima ancora del numero di IOPS che una loro scheda è in grado di erogare. I numeri che ho ottenuto nei miei test lo confermano in pieno.
May 10th
Nuovo appuntamento con i VMUGIT HandsOnDay, ospite di questa sessione sarà Fusion-IO.
Lo scopo di questo Hands on lab è poter conoscere e lavorare su una delle tecnologie più innovative degli ultimi anni applicata al mondo dello storage e della virtualizzazione: le NAND Flash. Finalmente potrete scoprire e toccare con mano gli ioDrive di Fusion-io: noti sul mercato per essere il punto di riferimento in termini prestazionali ed in particolare per quanto riguarda i tempi di accesso. Fusion-io ha introdotto per prima sul mercato il concetto di NAND in formato PCI-e. In questa sessione testeremo sul campo uno di questi device come datastore di un ambiente ESX e verificheremo tutti i vantaggi prestazionali che sono in grado di fornire.
Agenda
- Introduzione al mondo delle NAND Flash
- SSD, PCIe, File systems e Virtual Storage Layer (VSL)
- Presentazione generale prodotti Fusion-io
- Use Cases nello specifico in ambito virtuale
- Sessioni pratiche
Dove e quando
28 Maggio 2012
Ore 10.00 – 15.00 (pranzi e pause caffè offerti da Fusion-IO)
Hotel Royal Garden di Assago (MI)
Via G.Di Vittorio – 20090 Assago Milano
http://www.monrifhotels.it/RoyalGardenHotel
Come partecipare
La registrazione e’ aperta e gratuita per tutti gli utenti registrati al VMUG. La form di registrazione rimarra’ aperta e disponibile fino al 27 maggio compreso. I posti disponibili sono 30.
Potete registrarvi attraverso la form disponibile su myvmug.com a questo link:
http://www.vmug.com/e/in/eid=463
May 9th
Burlington, MA – May 7, 2012 - StarWind Software Inc., an innovative provider of iSCSI SAN software and VM backup technology, announced today that their solution, StarWind iSCSI SAN, has been nominated as a finalist in The Storage Awards 2012 in two categories – Storage Virtualization Product of the Year and Storage Magazine “One to Watch” Award.
The Storage Awards is an annual event presented by Storage Magazine, a leading data storage publication in the United Kingdom in order to honor the best storage products in the industry. The readers of Storage Magazine vote for, and reward, companies and services that they believe have made significant contributions to the IT industry during the year.
Last year, the 2011 Awards saw more than 6,500 readers vote (32,000+ votes cast in total) for their favorite products, people, and companies.
StarWind has been nominated for its StarWind iSCSI SAN – highly available storage software that delivers an ideal mix of performance, simplicity, and enterprise-class features, such as High Availability, Synchronous Mirroring with Automatic Failover, Remote Replication for disaster recovery, CDP/Snapshots, Thin Provisioning, Global Deduplication etc. StarWind’s software makes it easy to manage and optimize storage capacity, performance, and data protection across the entire IT infrastructure. It ensures complete data consolidation, maximum hardware utilization, and considerable reduction of operation and capital costs (OpEx and CapEx).
“The Storage Awards is a renowned industry award. The nomination as a finalist emphasizes StarWind’s innovative potential and significant results in the area of business continuity and data protection,” said Artem Berman, Chief Executive Officer of StarWind Software. “We are honored to be recognized by Storage Magazine for our virtualization achievements in the IT industry as we continue our efforts to provide high-performance storage solutions that are ideal for the virtualized environment.”
The winners of The Storage Awards will be announced on June 14, 2012 at the Storage Awards Ceremony held at the Grand Connaught Rooms in London. Take a second to check out all of the categories and nominations and take the time to VOTE:
May 7th
Settimana scorsa abbiamo ospitato, all’interno degli HandsOnDay organizzati dal VMUGIT, Acronis, che ci ha presentato VMProtect 7.
Acronis è universalmente nota per il suo storico prodotto TrueImage, che anche io come migliaia di persone ho utilizzato con estrema soddisfazione per anni. Sono stato quindi stupito di sapere che ad oggi TrueImage rappresenta solo il 10% del fatturato dell’azienda, segno che la stessa si sta spostando verso linee di prodotto e quindi mercati differenti.
VMProtect è un prodotto dedicato alle attività di backup e ripristino di ambienti virtuali, tanto che supporta solo vSphere e solo dalla versione 4.0 e successive. Una delle prime particolarità del prodotto è che, proprio sfruttando la storica capicità di TrueImage e del suo Universal Restore, permette anche attività di migrazione dal mondo fisico.
L’applicativo è installabile sia come applicativo Windows (utile per l’uso di server fisici) o direttamente usando la loro Virtual Appliance (basata su Linux). Sicuramente la disponibilità di una Virtual Appliance è una funzione interessante, permette tempi di deploy rapidi e il risparmio di licenze Windows nella creazione di server di backup. E’ possibile installare un numero a piacere di appliance (il licensing è basato sul numero di socket ESXi da dove devo estrarre le VM da salvare) e distribuire i job di backup sulle varie appliance.
Ad oggi, queste appliance non si coordinano tra loro, ed è quindi necessario ripartire manualmente i backup delle varie VM tra le appliance e disegnare opportunamente i job di backup e la loro esecuzione, per evitare che job provenienti da differenti appliance accedano agli stessi datastore, andando ad inficiare le prestazioni di questi ultimi.
Le attività di backup, come in tutte le soluzioni che sfruttando le VMware vStorage API (VADP), sfruttano appieno CBT e usano Hot Add come modalità preferita.
La modalità prediletta di backup (sono disponibili anche i classici GFS così come altre opzioni) è quello che Acronis chiama “Always Incremental”: all’interno di un unico file di backup vengono salvate tutte le virtual machines selezionate nel job di backup, e tutti i blocchi derivati dal CBT nelle esecuzioni successive. Questi blocchi vengono indicizzati all’interno del singolo file di backup, che quindi contiene differenti restore point della stessa VM e cresce nel tempo. In fase di ripristino sarà possibile estrarre dallo stesso file il restore point desiderato.
Questo approccio, sicuramente innovativo e differente da altre soluzioni concorrenti, ha il pro di rendere il file di backup indipendente dall’appliance di backup, quindi trasportabile e riutilizzabile da altre appliance, ma il contro è che la perdita di questo file o la sua corruzione invalida tutti i restore point di tutte le VM contenuti nel file stesso.
Un’interessante funzione è la disponibilità di un plugin per vClient, che permette di gestire parte delle funzioni disponibili nella console web nativa. Utile per chi è abituato a gestire differenti attività direttamente da vClient, anche se è possibile collegarlo a una sola appliance.
Altra possibilità è il backup di una configurazione ESXi (4.1 o 5.0): per chi non possiede licenze VMware che prevedano gli host profiles, può essere una comoda soluzione per salvare e ripristinare le configurazioni di un nodo ESXi. E’ vero che un nodo ESXi si installa e configura in poco tempo, ma le attività di configurazione del networking in particolare, specie se non sono presenti i distributed switches, possono diventare tediose. Da tenere presente che la configurazione salvata non è generalizzabile per configurare altri nodi, ma solo per ripristinare l’originario, dato che tutti i parametri (come hostname e indirizzi ip) vengono ripristinati.
Infine, per chiudere la parte backup, Acronis offre una soluzione di backup remotizzato “Cloud” tramite un loro datacenter verso il quale, tramite un abbonamento, è possibile inviare i backup. Per l’Europa il datacenter è a Strasburgo, quindi compatibile con la territorialità dei dati della Comunità Europea.
Riguardo il recovery, è possibile ovviamente effettuare sia restore delle intere virtual machine che dei singoli file (il File Level Recovery oramai non dovrebbe nemmeno essere dichiarato come funzione ma qualcosa di cui vergognarsene se non la si avesse), ma il File Level Recovery non è ancora in grado di riposizionare i file nella VM originale, ma esporta i file richiesti in un file zip che andrà poi gestito manualmente.
E’ possibile effettuare backup specifici di Exchange Server (2003 e successivi) ed estrarre poi dal backup le singole mailbox o email. Questi oggetti non sono direttamente re-iniettabili in Exchange, ma viene fornito un PST contenente gli oggetti, che dovremo ripristinare a mano in Exchange attraverso le MAPI.
Altre funzione che abbiamo potuto osservare sono le repliche, dotate di failover e failback come ad esempio Veeam Backup. A differenza di quest’ultimo, non è possibile registrare differenti punti di ripristino della stessa VM, ma viene replicata e aggiornata solo l’ultima versione.
Come il loro concorrente principale, anche vmProtect permette infine di effettuare il boot di una virtual machine direttamente dal file di backup senza doverne fare il restore, con lo stesso “trucco” del datastore NFS che pubblica i file della VM e li registra in vCenter.
In conclusione, il prodotto è stabile, possiede un buon set di funzioni, alcune differenzianti rispetto alla concorrenza (la schedulazione ad esempio è molto granulare e propone differenti soluzioni, così come la possibilità di cifrare i backup), e pur avendo ancora alcune lacune e soluzioni che non mi hanno convinto (il singolo file di backup con inglobate tutte le versioni ad esempio, o la mancanza di supporto a PowerShell per l’automazione dei task) sono sulla strada giusta e possono essere uno stimolo alla loro crescita e a quella della concorrenza.
Sicuramente da integrare è la gestione centralizzata tra le varie appliance, in modo da avere un orchestratore delle attività di backup per essere più appetibile per infrastrutture di dimensioni maggiori. Il prezzo (399 euro a socket senza differenti edizioni o versioni) è stato opportunamente tarato per competere in un mercato aggressivo e che vede la presenza di altri player che vuoi tecnologicamente o come presenza sul mercato hanno ad una posizione predominante.
May 4th
Veeam Backup è un prodotto eccezionale, e in moltissimi casi un setup con tutti i parametri di default funziona perfettamente.
Con l’introduzione della versione 6 tuttavia, l’architettura distribuita che è stata introdotta permette ora di progettare strutture e soluzioni di backup molto differenti tra di loro, coinvolgendo tantissimi parametri e scelte tecnologiche da fare, che crescono e si complicano al crescere dell’infrastruttura da dover proteggere.
Una possibile idea, che ho in mente da qualche mese, sarebbe quella di tenere delle sessioni “live” di un giorno, dove più che un corso vero e proprio con un docente e tanti studenti, si passi il tempo disegnando degli scenari tipo (fittizi o derivati da casi reali) e si provi a definire una o più possibili soluzioni, analizzando pro e contro delle varie scelte che potrebbero essere fatte.
Chiamatelo DeepDive, Design Sessions, come volete. Potrebbe essere un’idea interessante?
Fatemelo sapere nei commenti di questo post.
May 2nd
Un altro guest post di Massimiliano Moschini, da poco nominato vExpert 2012!
Per chi volesse provare il funzionamento di vSphere FT (Fault Tolerance) ma non avesse a disposizione un HW compatibile (vedere la lista di processori supportati sulla KB 1008027), oppure se avesse un laboratorio con ESXi in virtuale sappiate che è possibile forzare l’attivazione del FT.
Precisazione importante: questa possibilità NON è assolutamente supportata ed è assolutamente sconsigliata in produzione ma è pensata esclusivamente per fare dei test, inoltre non tutto funziona in automatico e qualche problema ci può essere. Ad esempio non sempre l’FT si riattiva dopo che un host è caduto, oppure non riesce da solo a ricrearsi una VM secondaria dopo che la secondaria è diventata primaria.
In ogni caso ecco come fare:
- spegnete la VM interessata
- Andate in Edit Settings – Options Tab – Advanced/General
- Selezionate Configuration Parameters
- A questo punto aggiungete tre nuove righe con i seguenti valori:
Name=replay.allowFT Value=true
Name=replay.allowBTOnly Value=true
Name=replay.supported Value=true
- Salvate
A questo punto potete abilitare il log dell’FT su una porta di tipo VMkenel su entrambi gli host del vosto Cluster HA e potete fare le prove.
Buon divertimento.
PS: Se vi venisse in mente con questa forzatura di provarlo su una VM con più di una vCpu, lasciate perdere, ho già provato e non funziona
Apr 23rd
Come raccontato in un precedente articolo, le schede Fusion-IO non sono nativamente supportate dai sistemi ESXi di VMware.
Dopo aver installato la scheda e riavviato un server infatti, si vede come il local storage di questo server non mostri nessun datastore disponibile, e nemmeno nessuna lun o disco locale da poter formattare:
Dobbiamo perciò procedere all’installazione dei drivers. Fusion-IO fornisce i driver per ESX(i) 4.0, 4.1 e 5.0. Avendo a disposizione il driver .vib, si può procedere alla solita installazione come per tutti i driver di terze parti su un server ESXi, copiando prima il file .vib sul server ESXi e dalla sua console dare il comando:
esxcli software vib install -v /tmp/Fusion-io_bootbank_block-iomemory-vsl_2.3.8.24-1OEM.500.0.0.406165.vib
Ultimata la procedura e riavviato il server ESXi, abbiamo due nuovi elementi nel nostro server ESXi: un nuovo controller IOMemory VSL negli storage adapters, e un disco da 600 Gb (identificato da ESXi come SSD):
Da questo momento in poi, è possibile utilizzare questa partizione VMFS sia come un “normale” datastore locale, sia come host cache del nodo ESXi su cui abbiamo installato la scheda.
CIM Providers
Se volete monitorare lo stato della scheda e alcuni suoi parametri di funzionamento, l’unico modo per farlo è direttamente da ESXi attraverso i CIM Providers. Fusion-IO, come molti produttori hardware, offre i suoi CIM providers per le varie versioni di ESXi.
Per installarli in ESXi 5.0, bisogna innanzitutto porre il server in maintenance mode.
Carichiamo quindi il software su ESXi, e lo installiamo col seguente comando:
esxcli software vib install --no-sig-check --depot=/path_to_ZIP/fusionio-cimprovider-esxi5-bundle-<version>.zip
(no-sig-check serve per installare il software non firmato) e usciamo dal maintenance mode.
La nostra scheda Fusion-IO è pronta per ospitare le prime VM.
Apr 18th
Nella nuova architettura v6, Veeam Backup & Replication consente la creazione di strutture complesse e altamente performanti tramite l’aggiunta di proxies e repositories che vengono comandati e orchestrati dal Veeam Backup Server centrale. Questo server tuttavia possiede anch’esso i ruoli di proxy e repository, creati al momento dell’installazione.
E’ possibile disabilitare questi due ruoli, e fare in modo che Veeam Backup agisca unicamente da console di comando dell’infrastruttura di backup?
Ruolo Proxy
Se avete mai utilizzato numerosi proxies, vi sarete accorti di come sia molto facile fare la loro manutenzione semplicemente disabilitandoli momentaneamente:
Ma se provate a fare la stessa cosa sul Veeam Backup server, scoprirete che l’operazione non è consentita:
Tuttavia, l’operazione non è consentita unicamente dall’interfaccia grafica. Se avete installato le estensioni Powershell di Veeam, questa operazione è possibile tramite scripting, usando un semplice comando:
Get-VBRViProxy-Name"VMware Backup Proxy"| Disable-VBRViProxy
Eseguito questo comando, la nostra struttura proxy sarà finalmente quella desiderata (notate l’icona grigia):
Se un giorno voleste riattivare il proxy, sarà sufficiente il comando:
Get-VBRViProxy -Name "VMware Backup Proxy" | Enable-VBRViProxy
Default Repository
Durante l’installazione di Veeam Backup, viene creato un default repository in c:\backup. Esattamente come per il default proxy, anche questo elemento non è cancellabile dall’interfaccia grafica:
Anche in questo caso, è possibile portare a termine l’operazione tramite Powershell:
Get-VBRBackupRepository -name "Default Backup Repository" | Remove-VBRBackupRepository
Avremo a questo punto eliminato il default repository.
Ultimate queste due operazioni, Veeam Backup Server diventerà una vera e propria console centralizzata di gestione dei backup.
Apr 16th
Recentemente ho ricevuto da Fusion-IO una scheda IODrive da 640 Gb da poter utilizzare nel mio Home Lab.
Fusion-IO progetta, produce e commercializza una serie di schede basate su chipset NAND e collegabili a sistemi server attraverso il bus PCI-E. Vengono viste dai sistemi supportati (tra cui Windows Server, VMware ESX e alcune distribuzioni linux) come fossero un disco locale.
A differenza di altri sistemi come ad esempio i dischi SSD, queste schede richiedono l’uso di driver appositi per essere riconosciuti dai sistemi operativi ed essere quindi utilizzati. Per contro, le loro prestazioni non sono minimamente avvicinabili dai comuni dischi SSD basati su formati e connessioni standard come SAS o SATA. Oltre all’uso del bus PCI-E infatti, le schede Fusion-IO intercettano tramite i loro drivers le chiamate che il sistema operativo effettua verso il proprio file system e le reindirizza alla scheda, che al suo interno utilizza un file system proprietario e lo espone al sistema operativo in seguito a “viste logiche” se così possiamo chiamarle.
Il tutto si traduce in numeri da capogiro: la scheda che ho in dotazione nominalmente produce fino a 145.000 IOPS (Sequential Write IOPS da 512 Byte) con soprattutto 30 microsecondi di latenza di accesso; questo valore è di 1000 volte inferiore ai millisecondi di una qualsiasi sistema disco. Si tratta di una tecnologia molto vicina alla velocità di una memoria RAM, ma col vantaggio della persistenza dei dati di un normale hard disk.
Come è possibile utilizzare questa scheda? Sicuramente gli ambienti HPC e con Database ad alte prestazioni sono quelli che se ne possono avvantaggiare maggiormente, ma anche i nostri ambienti VMware possono trarne beneficio: la scheda può essere usata come storage locale ad altissime prestazioni, come host cache (specie in ambienti VDI dove ci permette di addensare molte più VM per nodo), ma anche come storage condiviso tramite l’uso di sistema VSA installati sopra queste schede, o tramite l’affascinante tecnologia IOTurbine.
Non è un caso che sistemi di cluster per VMware come Nutanix utilizzino come primo livello dei loro tier di storage le schede Fusion-IO.